A Milano, all’interno delle mura medievali, c’erano chiese antichissime, paleocristiane, che erano pilastri della vita religiosa. Tra queste, Sant’Eustorgio, fondata nel IV secolo. Nella basilica erano custodite le reliquie dei Magi, oggetto di grande devozione popolare. Era stato Eustorgio, vescovo di Milano, a trasportarle dalla basilica di Santa Sofia di Costantinopoli. Ma nel 1164, durante l’assedio di Milano, l’imperatore Federico Barbarossa aveva trafugato le reliquie portandole a Colonia, in Germania, dove ancora oggi sono collocate nel Duomo. Solo nel 1903, grazie all’intervento del cardinal Ferrari, parte delle reliquie venne restituita alla basilica di Sant’Eustorgio. Oggi sono conservate nel transetto destro, in una teca sopra l’altare dei Magi.
La posizione della basilica, a sud di Milano, era strategica: sulla direttrice per Pavia e vicino a Porta Romana, la rendeva importante punto di riferimento per i pellegrini di passaggio dalla città, oltre che per la vita dei cittadini. A Sant’Eustorgio si praticava una forma di spiritualità tradizionale, legata al culto delle reliquie, e la basilica aveva un ruolo non solo religioso ma anche civile, come simbolo del potere delle famiglie nobili che vi esercitavano patronati e vi collocavano le proprie sepolture. Tuttavia, a Milano, il XII secolo fu cruciale anche a causa dell’arrivo di un nuovo ordine monastico innovativo: i cistercensi di Clairvaux. Una delle principali famiglie milanesi, gli Attoni, era particolarmente legata alla basilica di Sant’Eustorgio. Ma fu proprio Oberto II degli Attoni a donare il terreno irriguo su cui venne fondata Chiaravalle che, sebbene fosse situata fuori dalle mura cittadine, esercitò da allora una grande influenza spirituale ed economica su Milano e sul suo territorio.
La famiglia degli Attoni vedeva nell’insediamento dei cistercensi un’opportunità per accrescere ulteriormente il proprio prestigio, oltre che per contribuire al rinnovamento spirituale della città. Il suo sostegno economico e politico fu fondamentale per la rapida crescita e prosperità di Chiaravalle. Nella controfacciata della chiesa abbaziale, dipinta dai Fiammenghini, Manfredo Archinto dona un modellino di Chiaravalle a San Bernardo. Nella realtà storica, pare invece che terreni e risorse economiche per la bonifica, per lo sviluppo agricolo di una zona rurale altrimenti inutilizzabile e per la costruzione dell’abbazia appartenessero a questa potente famiglia milanese degli Attoni.
La celebre Matilde di Canossa, in prima fila nella difesa del papato, una delle figure di maggior rilievo del medioevo italiano, apparteneva alla famiglia degli Attoni. Matilde, che governò parte dell’Italia settentrionale, aveva svolto un ruolo cruciale nella lotta per le investiture, schierandosi fermamente dalla parte di Papa Gregorio VII contro l’Imperatore Enrico IV.
È famosa per l’episodio dell’umiliazione di Enrico IV a Canossa, quando nel 1077 l’imperatore fu costretto a chiedere perdono al Papa, di fronte al castello di Matilde. Questo episodio ebbe un enorme significato simbolico nella storia del rapporto tra Chiesa e Stato. Il detto “andare a Canossa”, talmente popolare da essere usato anche in lingua inglese, francese ed ebraica, significa riconoscere pubblicamente un proprio errore, accettarne le conseguenze, e umiliarsi chiedendo perdono. Matilde morì nel 1115 e nel 1135, vent’anni più tardi, un suo discendente donò i terreni per fondare Chiaravalle. Questa donazione avvenne in un contesto in cui Bernardo di Clairvaux aveva acquisito una notevole influenza, anche politica, proprio per essere venuto a Milano per sostenere Papa Innocenzo II nella disputa con l’antipapa Anacleto II. L’appoggio di Bernardo era stato determinante per la risoluzione della contesa a favore di Innocenzo II. Questa è la storia raccontata dai Fiammenghini, a inizio Seicento, nell’affresco della controfacciata della chiesa di Chiaravalle.
Torniamo al medioevo. Da un lato, nel cuore della città, Sant’Eustorgio era uno dei più venerati luoghi di culto e per giunta dal 1220 nella basilica si era insediato l’ordine dei Domenicani. Dall’altro, in una zona rurale alle porte della città, Chiaravalle introduceva a Milano l’idea che la spiritualità potesse essere esercitata lavorando nei campi, sviluppando innovative tecniche agricole come quelle che porteranno all’invenzione di quel casus vetus che oggi chiamiamo Grana Padano, ispirando un modello costruttivo e, certamente, anche pregando: ora et labora. Un modello di equilibrio tra preghiera e lavoro agricolo, secondo la regola benedettina rivisitata dai cistercensi. A differenza di Sant’Eustorgio, profondamente inserita nella vita urbana e nel tessuto ecclesiastico cittadino, Chiaravalle nasceva come luogo di silenzio e operosa solitudine, segnando però sin da subito un profondo rapporto con Milano: economico, spirituale e architettonico.
