Gli ordini monastici domenicani e cistercensi

Una delle connessioni più significative tra Sant’Eustorgio e Chiaravalle è data proprio dal rapporto con gli ordini religiosi mendicanti e monastici formatasi nel XIII secolo. Mentre i Domenicani della basilica milanese portavano con sé una cultura predicatoria e intellettuale, con la missione di lottare contro eresie come quella dei catari, i monaci cistercensi avevano consolidato nei decenni precedenti un modello di vita claustrale e agricola, in dialogo con la città. Gli ordini, pur diversissimi per vocazione e stile di vita, cooperavano nello stesso tessuto urbano e spirituale. Chiaravalle forniva prodotti agricoli, dava lavoro a un’intera comunità non solo monacale ma anche di conversi e abitanti del villaggio sorto intorno ai terreni abbaziali, mentre Sant’Eustorgio diventava punto di irradiazione culturale e teologica. Dal punto di vista artistico, l’architettura romanica e gotica lombarda unisce i due edifici. Sebbene Sant’Eustorgio sia più antico nelle fondamenta, la sua trasformazione nel periodo gotico, legata alla presenza dei Domenicani e ai rifacimenti trecenteschi, presenta analogie con l’impianto architettonico di Chiaravalle, soprattutto nella sobrietà delle forme e nella valorizzazione della luce e dello spazio liturgico. Entrambi i complessi furono frequentati e sostenuti da importanti famiglie milanesi (i Visconti, i Torriani, gli Sforza), che ne fecero luoghi di sepoltura, di mecenatismo artistico e di influenza politica.

Troviamo un ulteriore punto di contatto tra Sant’Eustorgio e Chiaravalle nella scansione del tempo e nella liturgia. I monaci cistercensi frazionano la giornata con l’ora et labora, secondo un ciclo liturgico che si riflette nel suono delle campane e nel ritmo agricolo del giorno. I frati domenicani, da parte loro, condividono l’importanza del canto liturgico, e della preghiera corale e dell’elevazione spirituale attraverso la parola e la predicazione. In entrambi i luoghi, dunque, il tempo veniva santificato, anche se con accenti diversi: contemplativo a Chiaravalle, oratorio e didattico a Sant’Eustorgio.

Non va poi dimenticata un’altra relazione che intercorse tra Sant’Eustorgio e Chiaravalle. I Domenicani, oltre alla predicazione missionaria, erano molto presenti e attivi nei Tribunali dell’Inquisizione istituiti a cavallo tra Duecento e Trecento per combattere le eresie. E ci sono una quantità di saggi storici, film e romanzi che raccontano le efferatezze compiute da questi tribunali in nome della correttezza religiosa, le innumerevoli donne ritenute streghe solo perché erano più libere di quanto venisse loro concesso, e dunque torturate e bruciate vive. Abbiamo già raccontato la storia di Guglielma, oblata nell’abbazia di Chiaravalle con il suo seguito di Guglielmiti, poi sepolta nel cimitero dell’abbazia e ritenuta santa, benché non fosse stata canonizzata dal Papa. Dopo la morte di Guglielma, si era creata una confraternita di suoi fedeli capitanata da suor Maifreda da Pirovano. I Domenicani ritennero eretico il culto e le messe celebrate da Maifreda. Ed ecco che davanti a Sant’Eustorgio tra il 2 e il 9 settembre 1300 vennero bruciati vivi i capi della setta Guglielminita (donne, perlopiù), oltre alle spoglie di Guglielma sottratte a Chiaravalle, in una tragica damnatio memoriae che accentuava il conflitto spirituale tra Domenicani e Cistercensi.

Se la basilica di Sant’Eustorgio rappresentava la solidità della tradizione e il legame con la storia religiosa più antica di Milano, l’Abbazia di Chiaravalle incarnava la spinta al rinnovamento spirituale e l’apertura a nuove forme di vita monastica. Di fatto, entrambe erano espressione di un medesimo fervore religioso che animava la Milano medievale, un fervore in cui antiche radici e nuove aspirazioni si intrecciavano in un inevitabile processo di trasformazione.

Oggi, sia l’abbazia di Chiaravalle sia la basilica di Sant’Eustorgio sono parte integrante della memoria e del patrimonio culturale di Milano. La prima, con il chiostro, il mulino e i campi che la circondano, conserva la memoria della laboriosità monastica e della fede legata alla terra. La torre campanaria del XIV secolo è un po’ il suo simbolo. La “ciribiciaccola” svetta nella campagna del Parco agricolo sud come un punto d’orientamento. Il suo nome, secondo la tradizione popolare, deriva dal verso stridulo dei piccoli cicognini (“ciri ciri” in dialetto, onomatopea che ricorda il nome) e dallo sbattere dei becchi contro le colonnine della torre. Un’altra interpretazione, fa risalire il termine “ciribiciaccola” al dialetto basso latino “centum capita”, che poteva significare “ordigno macchinoso e complicato da ruote”, alludendo forse al meccanismo dell’orologio o alle campane presenti nella torre. Tuttavia, la spiegazione legata alle cicogne è quella più diffusa e popolare.

Quanto a Sant’Eustorgio, con l’eco dei Magi e il capolavoro della cappella Portinari, mirabile esempio di rinascimento toscano importato in terra lombarda, tra le sue mura è custodita la tradizione religiosa urbana. Accanto alla basilica, nei locali dei chiostri, il Museo Diocesano intitolato al cardinale Carlo Maria Martini, che lo inaugurò nel 2000, raccoglie le opere d’arte della diocesi (la diocesi è la circoscrizione territoriale su cui si estende il governo ecclesiastico di un vescovo), appartenenti alle chiese che, per motivi ambientali o di sicurezza, non possono esporle. Più di mille opere dal IV al XXI secolo. Arredi liturgici, libri antichi, le tavole di Lucio Fontana dedicate alla Via Crucis, dipinti, arazzi, sculture, oggetti di oreficeria, dipinti e disegni. Oltre a mostre temporanee, sia dipinti sia fotografie.
Se Chiaravalle e Sant’Eustorgio testimoniano una Milano medievale ricca di spiritualità, di tensione intellettuale e di dialogo tra città e campagna, il loro compito nel tempo contemporaneo non è esaurito dall’avvento della società secolarizzata, ma continua a fornire esperienze spirituali, intellettuali, esistenziali e anche culturali.

E se torniamo al paesaggio raffigurato nell’affresco dei Fiammenghini, oggi la basilica e l’abbazia sono unite dal Cammino dei Monaci, un percorso che podisticamente, culturalmente e idealmente collega diversi siti monastici a sud di Milano, in direzione della via Francigena. La prima tappa milanese, la partenza, è da Sant’Eustorgio. E l’ultima è Chiaravalle. Poi, il percorso prosegue nel comune di San Giuliano Milanese e va a incrociare la Via Francigena nella frazione di Lambrinia, in provincia di Pavia.